Associazione Industriali della Provincia di Vicenza - Nasce Confindustria per la Montagna, Vescovi: "Confindustria difende il territorio italiano e le sue peculiarità"

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Nasce Confindustria per la Montagna, Vescovi: "Confindustria difende il territorio italiano e le sue peculiarità"




 
 
Confindustria scende in campo a favore della montagna italiana, dalle Alpi agli Appennini, e lo fa creando una rete interna al sistema associativo composta dalle territoriali e dalle federazioni regionali interessate a promuovere lo sviluppo delle terre alte, attraverso progetti, provvedimenti e politiche pubbliche coerenti e finalizzate a sostenere la crescita economica e sociale di queste aree connotate da una riconosciuta e oggettiva specificità.

L’iniziativa “Confindustria per la Montagna” è stata presentata all’Hotel Cristallo di Cortina d’Ampezzo, alla presenza del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, del suo vice Stafan Pan e dei rappresentanti di molte associazioni provinciali e regionali coinvolte: da Aosta a Udine, passando per Torino, Cuneo, Varese, Como, Bergamo, Lecco Sondrio, Verbanio Cusio Ossola, Trento, Bolzano, Vicenza, Piacenza e, ovviamente, Belluno. A queste si aggiungono le federazioni regionali del Veneto e della Lombardia. Altre associazione, anche se non presenti, hanno già dato adesione formale al progetto “Confindustria per la Montagna”, come Canevese, Pordenone, Verona, Biella, il Piemonte, l’Emilia Romagna e la Toscana.

“Questo tipo di progetto – afferma Luciano Vescovi, presidente di Confindustria Vicenza -, che rientra nel nostro paradigma ‘Fabbricare Valori – Impresa, Persone Territorio’, ha significato perché dimostra nei fatti la volontà di Confindustria di essere protagonista nel difendere il territorio italiano e le sue peculiarità. Il nostro impegno, infatti, va anche oltre l’industria, che rimane di certo il nostro focus, ma è dedicato a tutto il Sistema Italia. Quello vicentino, poi, è un territorio fortemente legato alla montagna sia da un lato strettamente geografico, ma anche per la cultura che ne deriva: dalle Piccole Dolomiti fino alle cime rese celebri dalla storia come il Pasubio e il Monte Grappa, l’area di Recoaro o ancora l’Altopiano di Asiago, rappresentano un vero e proprio unicum. Ma oltre la bellezza che caratterizza questi luoghi, voglio sottolineare come la montagna abbia inoltre la capacità di forgiare una visione del mondo che può fare la differenza anche nell'industria. Basti un esempio: questa settimana sono stato alla Rigoni di Asiago, una delle nostre eccellenze che da un piccolo paese a 1000 metri di altitudine ha saputo arrivare praticamente in tutto il mondo. Grazie a questa nuova rete ci proponiamo quindi di andare oltre il semplice assistenzialismo, per riuscire a valorizzare i territori montani proprio per la loro peculiarità, per ciò che li rende un tesoro non più solo da proteggere e tutelare, ma da mettere a frutto per il bene dell’intero Paese”.

“La partecipazione ai processi di crescita economica e di sviluppo sociale del paese – sostiene Marco Baldi del Censis - non può essere "negata" dalla quota insediativa. Soprattutto un in Paese come il nostro che ha veramente "tanta montagna" e che sarebbe dunque davvero impossibile aiutare attraverso scelte di mera assistenza. Dobbiamo imparare dalla montagna che ce l'ha fatta, che ha vinto la sfida del limite fisico e che è tutt'ora un aggregato molto consistente. Basti pensare che in montagna si produce il 16,3% della ricchezza del Paese e che la stessa attitudine imprenditoriale risulta superiore a quella media nazionale (86,7 imprese ogni 1000 abitanti contro 84,7). Inoltre, contrariamente a quello che si pensa, in montagna si fa anche industria: non è un caso che il 18,7% dei comuni totalmente montani risulti oggi inserito nel perimetro di un distretto industriale”.



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