Associazione Industriali della Provincia di Vicenza - Whistleblowing e imprese: nuove procedure obbligatorie per mantenere la validità del Modello 231

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Whistleblowing e imprese: nuove procedure obbligatorie per mantenere la validità del Modello 231




 
 
Si è tenuto a Palazzo Bonin Longare, sede di Confindustria Vicenza, l’incontro sul cosiddetto whistleblowing (a questo link il video del convegno - riservato agli associati -), termine assurto agli onori delle cronache per il suo potenziale utilizzo nella Pubblica Amministrazione per contrastare fenomeni di assenteismo, corruzione o altri reati, tutelando la riservatezza di chi segnala all’autorità competente tali pratiche illecite.

Ora il whistleblowing trova una propria regolamentazione anche nel mondo delle imprese, con la particolarità per cui l’obbligo di strutturare la procedura di tutela del segnalante riguarda solo le aziende dotate di Modello Organizzativo 231, il sistema di gestione che mira a prevenire la commissione di alcuni reati e, parallelamente, la conseguente responsabilità amministrativa degli enti e delle società.

“Per le imprese che non applicano questo modello – spiega Giuseppe Trivisonno, Responsabile Area Legale e Urbanistica Confindustria Vicenza – non c’è alcun obbligo; ma chi lo avesse e volesse mantenerne la validità, deve necessariamente prevedere l’inserimento di procedure di segnalazione tutelata che da una parte garantisca la riservatezza della comunicazione e dall’altra protegga il segnalante da eventuali successivi atti discriminatori, a partire dal licenziamento”.

Ma cosa è tenuta a fare un’azienda? “All’interno del modello - illustra Giovanni Tretti, avvocato di GTA Studio, già componente commissione Linee Guida 231 di Confindustria - si devono prevedere almeno due possibili canali di informazione, di cui uno informatico, che garantiscano la riservatezza dell’identità del segnalante. Il destinatario della segnalazione può essere un internal auditor, un soggetto terzo o l’organismo di vigilanza già previsto dal Modello 231. A questo punto il destinatario deve verificare la fondatezza dell’informazione, non è di certo sufficiente una ‘voce’ o un ‘pettegolezzo’, tanto è vero che il Modello deve prevedere delle sanzioni anche in caso di segnalazioni infondate o in mala fede. Nel caso ci fossero dei riscontri, si procederà con l’inoltro alle funzioni aziendali competenti per le sanzioni disciplinari, ma anche con una successiva verifica dello stesso modello organizzativo, perché se un illecito ha avuto luogo, è probabile che il Modello, in qualche sua parte, non abbia funzionato a dovere”.

Il tema riguarda in maniera diretta anche gli aspetti della privacy e della sicurezza informatica: “In qualsiasi azienda, la riservatezza dei dati è oggi un tema imprescindibile e delicatissimo – afferma l’Avv. Susanna Greggio, Data Protection Officer e consulente privacy di GTA Studio -. Non solo le misure di protezione dei dati devono essere messe in atto secondo la più attuale ed efficiente conoscenza informatica, ma un’attenzione particolare va riservata anche alla figura dell’amministratore di sistema perché, visto che ha accesso ai dati, è tenuto anch’egli alla riservatezza sulla identità del denunciante, ma anche del denunciato, nell’ambito della procedura di “whistleblowing”.

“Per questi ambiti – conclude Marco Zanchin, responsabile area Health Safety and Environment di Niuko, società di formazione di Confindustria Vicenza e Padova che da anni assiste le imprese nella realizzazione del Modello 231, anche fornendo il servizio di di organismo di vigilanza – c’è anche la possibilità di ottenere delle agevolazioni finanziare, tramite bandi o fondi, per quanto riguarda l’assistenza operativa per l’aggiornamento del modello”.



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