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Giovani Imprenditori critici sul reddito di cittadinanza: "Lo Stato crei le condizioni per creare lavoro"




 
 
Il dibattito che in questi mesi ha ruotato attorno a “Quota 100” e “Reddito di cittadinanza” sono, in maniera davvero preoccupante, indicativi di come questo Governo abbia fatto una scelta di campo: quella dell’assistenzialismo che non voglio pensare sia solo per scopi elettorali; a cui si aggiunge il fatto per cui il costo o, per meglio dire, il debito, di tutto questo viene scaricato sulle spalle delle future generazioni.


Sul debito parlano i numeri: aggravio sulla spesa previdenziale di oltre 20 miliardi in 3 anni per quanto riguarda Quota 100, altrettanti circa per il Reddito. Contando il drammatico debito pubblico del nostro Paese e la situazione dello spread che è ancora attorno ai 250 punti, significa che i benefici di chi sfrutterà queste norme saranno a carico, per anni e anni, dei pochi (la disoccupazione giovanile è al 31,6%, quasi uno su tre non lavora) giovani che lavorano e dei sempre meno, visto il calo della natalità e le conseguenze del decreto dignità, che temo lavoreranno in futuro. Sempre che non scattino i 52 miliardi previsti delle clausole di salvaguardia previsti dalla legge di Bilancio, allora saremmo vicini al dramma.

Ma oltre a questo, viene lanciato un messaggio davvero deleterio, in particolare con il Reddito di cittadinanza. Non discuto la necessità di aiutare le persone in situazioni di disagio estremo, quello che mi preoccupa è che si sta dicendo ai ragazzi di 20-30 anni, pieni di forza ed energia, che è lo Stato che procurerà loro non dico un lavoro, ma direttamente un reddito.
È completamente invertita la logica.

Lo Stato dovrebbe creare le condizioni per cui le imprese siano in grado di creare lavoro, i giovani di formarsi per essere pronti ad entrare in questo mondo o a diventare imprenditori di se stessi e magari di altri.
L’idea è che i giovani il reddito se lo guadagnino con le proprie qualità, non che stiano a casa ad aspettarlo.
È quasi imbarazzante che il Governo del secondo paese manifatturiero d’Europa, si vanti di aver previsto delle norme anti-divano anziché di aver promosso norme per il lavoro.
La logica è totalmente rovesciata.

Dall’altra parte dobbiamo essere orgogliosi del nostro territorio perché qui i giovani il reddito di cittadinanza non lo vogliono e noi imprenditori troviamo così la motivazione per continuare a investire in questo tessuto in cui è reale e radicato il rispetto per la parola “lavoro”.


Giulia Faresin
Presidente Gruppo Giovani Imprenditori
Confindustria Vicenza



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