Associazione Industriali della Provincia di Vicenza - Notizia internet n. VI28686 del 01/15/2019

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Cod. notizia:VI28686


01/15/2019

Il nuovo regime IVA dei buoni-acquisto: per quelli monouso, l’imposta si applica già all’emissione; per i multiuso, solo al momento dell’utilizzo

Dal 1° gennaio 2019, ai fini dell’obbligo di fatturazione, si distinguono i buoni monouso dai buoni multiuso. Per i primi, è prevista l’insorgenza del momento impositivo già in sede di emissione del buono e ad ogni cessione successiva, con il conseguente obbligo di fatturazione; per i secondi, rileva l’utilizzo dei titoli da parte del possessore, essendo ignoti i presupposti per l’applicazione dell’imposta già all’atto dell’emissione.

Approfondimenti

1) Premessa.

Il 1° gennaio 2019, è entrato in vigore il nuovo regime IVA per l’emissione e la circolazione dei buoni-acquisto. In base alle nuove disposizioni, si distinguono, oggi, i buoni monouso dai buoni multiuso. Per i primi, è prevista l’insorgenza del momento impositivo all’atto dell’emissione del buono ed a ogni cessione successiva, con il conseguente obbligo di fatturazione; per i secondi, rileva l’utilizzo dei titoli da parte del possessore, essendo ignoti i presupposti per l’applicazione dell’imposta al momento dell’emissione ed in occasione dei successivi trasferimenti precedenti all’utilizzo dei buoni stessi.

Con il regime pregresso, la circolazione del buono-acquisto nelle fasi precedenti l’utilizzo, ed in particolare nella cessione dall’emittente all’azienda acquirente, dava sempre luogo ad operazioni escluse dal campo applicativo dell’imposta (in base all’art.2, comma 3, lett. a), DPR n.633/1972) e questo, secondo la prassi dell’Amministrazione finanziaria, a partire dalle circolari ministeriali n. 505298 del 1° agosto 1974 e n.27 del 9 agosto 1976, fino a chiarimenti più recenti, come ad esempio, quelli della Risoluzione n.21/E del 21 febbraio 2011.

L’esclusione dall’imposta continuerà a riguardare, d’ora in poi, solo i buoni cosiddetti “multiuso”, come meglio si dirà qui di seguito.

2) Il nuovo regime decreto legislativo n. 141/2018.

Il nuovo regime IVA dei buoni-acquisto è recato dal decreto legislativo 29 novembre 2018, n.141 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 28.12.2018, n.300) che recepisce nel nostro ordinamento la normativa dettata dalla direttiva UE 2016/1065 (a sua volta, di modifica della direttiva 2006/112CE).

Il provvedimento inserisce nel “decreto IVA” (DPR 26 ottobre 1972, n.633) tre nuovi articoli:
- l’articolo 6–bis recante la nozione di buono-corrispettivo;
- l’articolo 6–ter che prevede il buono-corrispettivo monouso;
- l’articolo 6-quater che disciplina il buono-corrispettivo multiuso; in relazione a tale fattispecie, poi, il provvedimento integra l’articolo 13 del DPR n.633/197, che contiene la definizione di “base imponibile" delle operazioni, per delineare, con il nuovo comma 5-bis, quella relativa all’impiego di buoni multiuso.

La nuova disciplina si applica ai “buoni-corrispettivo” emessi successivamente al 31 dicembre 2018 (decreto in esame, articolo 2).

3) Le nuove nozioni di buono-corrispettivo, buono monouso e buono multiuso.

Il buono-corrispettivo (buono-acquisto o titolo di legittimazione o voucher) viene definito dal nuovo articolo 6-bis come lo strumento che contiene l’obbligo di essere accettato come corrispettivo o parziale corrispettivo a fronte di una cessione di beni o di una prestazione di servizi e che indica, sullo strumento medesimo o nella relativa documentazione, i beni o i servizi da cedere o prestare o le identità dei potenziali cedenti o prestatori, ivi incluse le condizioni generali di utilizzo ad esso relative.

La Relazione ufficiale allo schema del decreto legislativo precisa che tale strumento può presentarsi in forma fisica oppure in forma elettronica.

Per buono-corrispettivo monouso, secondo il nuovo articolo 6-ter, s’intende quello per il quale, già al momento della sua emissione, è nota la disciplina applicabile ai fini dell’IVA alla cessione dei beni o alla prestazione dei servizi, a cui il buono stesso dà diritto, essendo noti (come indica la Relazione) la natura, la qualità e la quantità dei beni e dei servizi formanti oggetto dell’operazione.

Si considera buono-corrispetttivo multiuso in base al nuovo articolo 6-quater, quello che dà diritto a cessioni di beni o prestazioni di servizi, di cui, al momento dell’emissione del buono, è ignota la disciplina applicabile ai fini dell’IVA.

Come precisa la Relazione ufficiale allo schema del decreto legislativo, la distinzione si fonda sulla disponibilità delle informazioni necessarie per la tassazione già al momento dell’emissione del buono, oppure, solo al momento del “riscatto”, qualora l’utilizzo finale sia rimesso alla scelta del consumatore.

4) Il regime IVA per l'emissione, la circolazione e l’utilizzo delle due tipologie di buoni.

Come conferma la Relazione allo schema del decreto legislativo, le definizioni sopra riportate sono finalizzate ad individuare il momento impositivo delle operazioni sottese ai buoni-acquisto, vale a dire il momento rispetto al quale tali operazioni si considerano effettuate agli effetti dell’IVA, e nel quale, insorgono i conseguenti adempimenti, in particolare l’obbligo di emettere la relativa fattura.

Pertanto, in funzione alle due tipologie di buoni, monouso e multiuso, si differenzia il regime IVA previsto per l'emissione, la circolazione e la spendita delle due tipologie di buoni.

4.1) Il buono monouso
Per il buono monouso, l’emissione ed ogni trasferimento precedente alla cessione dei beni o alla prestazione dei servizi, a cui il buono dà diritto costituisce effettuazione della stessa cessione di beni o prestazione di servizi.

Ne consegue che, essendo già stati assoggettati all’imposizione l’emissione del buono monouso, nonché ogni trasferimento dello stesso, la successiva consegna dei beni o l’esecuzione della prestazione di servizi non assumono rilevanza ai fini dell’imposta; come, infatti, chiarisce la Relazione ufficiale, l’emissione di un buono e la successiva cessione di beni o prestazione di servizi costituiscono un’operazione unica ai fini dell’IVA.

Se, però la cessione di beni o la prestazione di servizi incorporata nel buono monouso, è effettuata da un soggetto diverso da quello che ha emesso il buono medesimo, essa è sempre rilevante ai fini dell’IVA e si considera resa nei confronti del soggetto che ha emesso il buono.

Sempre in merito al buono monouso, la nuova normativa considera il caso in cui il soggetto che emette o trasmette il titolo agisce in virtù di un mandato con o senza rappresentanza: se l'operatore emette o trasferisce il buono monouso in nome e per conto di un altro soggetto titolare del buono stesso, compie un’operazione i cui effetti si producono direttamente in capo a quest'ultimo. Di conseguenza l'emissione materiale del buono sarà irrilevante sotto il profilo IVA per il primo operatore, mentre l'imposta sul buono monouso sarà dovuta esclusivamente dal mandante.

4.2) Il buono multiuso
Per il buono multiuso, non costituisce effettuazione della cessione o della prestazione ogni trasferimento del buono precedente al suo utilizzo, vale a dire anteriore all’accettazione del buono stesso come corrispettivo, o parziale corrispettivo, della cessione dei beni o della prestazione dei servizi a cui il buono-corrispettivo dà diritto. Ciò significa che - sono parole della Relazione ufficiale - i trasferimenti del buono multiuso non comportano anticipazione della cessione del bene o della prestazione di servizio e, pertanto, non assumo rilevanza ai fini dell’IVA.

Quindi, la cessione di beni o la prestazione di servizi, a cui il buono multiuso dà diritto si considera effettuata al verificarsi degli eventi di cui all’articolo 6 del DPR n.633/1972, vale a dire, con l’ordinario “momento impositivo”, ad esempio con la consegna o spedizione dei beni mobili, in particolare, ed assumendo come “pagamento” l’accettazione del buono come corrispettivo o parziale corrispettivo di detti beni o servizi.

Circa i buoni multiuso, la cui emissione e circolazione, come detto, non è rilevante ai fini dell’IVA, la nuova normativa prevede, comunque, che la distribuzione commerciale dei buoni multiuso rappresenta un servizio imponibile; in base al comma 4 dell'art.6-quater, infatti, i servizi di distribuzione e simili sono autonomamente rilevanti ai fini dell’imposta; si tratta di servizi relativi ai trasferimenti dei buoni, diversi da quello finale che intercorre tra il soggetto che effettua le operazioni soggette all’imposta per effetto dell’utilizzo del buono ed il soggetto utilizzatore nei cui confronti tali operazioni sono effettuate.

5) La base imponibile delle operazioni relative ai buoni-corrispettivo.

Per il buono monouso, la nuova disciplina non contiene specifiche previsioni circa la base imponibile, in quanto, come indica la Relazione ufficiale, essa è costituita dal corrispettivo dovuto per il buono stesso.

Per i buoni multiuso, secondo il nuovo comma 5-bis dell'art.13, la base imponibile dell’operazione soggetta all’IVA (vale a dire della cessione o della prestazione a cui il buono dà diritto) è costituita dal corrispettivo dovuto per il buono-corrispettivo (indicato sul buono multiuso o nella relativa documentazione) oppure, in assenza di informazioni su detto corrispettivo, dal valore monetario del buono-corrispettivo multiuso, al netto dell’IVA relativa ai beni ceduti o ai servizi prestati. Tale ultima ipotesi potrà verificarsi, di norma, a detta della stessa Relazione ufficiale, nel caso in cui il buono è trasferito da un soggetto diverso da quello che effettua la prestazione finale.

Se il buono-corrispettivo multiuso è usato solo parzialmente, la base imponibile è pari alla corrispondente parte di corrispettivo o di valore monetario del buono-corrispettivo.

La base imponibile dei servizi di distribuzione di un buono multiuso, comprensiva dell’imposta, qualora non sia stabilito uno specifico corrispettivo, è costituita dalla differenza tra il valore monetario del buono-corrispettivo e l’importo dovuto per il trasferimento del buono-corrispettivo medesimo, comprensiva dell’imposta, qualora per tale servizio non sia stabilito uno specifico corrispettivo.

La Relazione alla bozza del decreto legislativo chiarisce che la ratio di tale disposizione risiede nella considerazione che la distribuzione commerciale di un buono multiuso rappresenta di per sé la fornitura di un servizio imponibile che è indipendente dalla cessione o prestazione corrispondente; pertanto, quando il buono multiuso “cambia di mano” in una catena di distribuzione, la base imponibile del servizio di distribuzione può essere misurata tramite l’evoluzione del valore del buono, salvo che sia stato fissato un diverso corrispettivo per tale servizio.

6) Specifiche tipologie di “buoni-corrispettivo”.

6.1) I buoni-pasto
I buoni-pasto sono specificamente disciplinati dal Decreto ministeriale del 7 giugno 2017, n.122. Sotto il profilo dell’IVA, sono considerati dalla stessa Relazione governativa al Dlgs n.141/2018, come buoni monouso. Infatti, equivalgono a prestazioni di servizi sostitutivi della mensa aziendale. L’aliquota del 4% (n.37, Parte II della Tabella A, allegata al DPR n.633/1972), prevista per le “somministrazioni di alimenti e bevande rese nelle mense aziendali” è da applicarsi anche alle somministrazioni “aventi a oggetto servizi sostitutivi di mensa aziendale”, in relazione al corrispettivo pagato dall’azienda-datore di lavoro alla società emittente i buoni-pasto (art. 75, comma 3, legge n. 413/1991).

Il DM n.122/2017 (art.6) dispone, inoltre, che il valore facciale del buono-pasto è, comunque, comprensivo dell’imposta sul valore aggiunto, prevista per le somministrazioni al pubblico di alimenti e bevande e le cessioni di prodotti alimentari pronti per il consumo.

6.2) Le ricariche telefoniche
Le ricariche telefoniche cono sottoposte al regime IVA monofase di cui all’art.74, comma 1, lett.d) del DPR n.633/1972. Secondo tale regime, l’IVA è dovuta dalla società telefonica sul prezzo finale di vendita al pubblico della scheda telefonica.

6.3) I buoni-carburante
I buoni-carburante costituiscono un esempio di buoni-corrispettivo, da valutare, di volta in volta, se rientranti nella categoria dei buoni monouso o in quella dei buoni multiuso.

A tal proposito, nella circolare n.8/E del 30 aprile 2018, l’Agenzia delle entrate ha ritenuto già applicabile la nuova disciplina, ora codificata dal decreto legislativo n.141/2018 in commento, che distingue tra buoni monouso e buono multiuso, ed ha precisato quanto segue.

Se una compagnia petrolifera avesse emesso buoni-carburante (ma anche carte, ricaricabili o meno, ovvero altri strumenti) che consentono al cessionario, soggetto passivo, di recarsi presso un impianto stradale di distribuzione gestito dalla medesima compagnia e rifornirsi di carburante secondo l’accordo tra le parti, l’operazione avrebbe dovuto essere documentata tramite l’emissione di una fattura al momento della cessione/ricarica. Si sarebbe, quindi, trattato di buoni da considerarsi buono monouso.

Diversamente, laddove il buono/carta assegnasse il diritto di rifornirsi presso plurimi soggetti (impianti gestiti da diverse compagnie o da singoli imprenditori, pompe cosiddette “bianche”, ossia che non fanno parte del circuito delle compagnie di distribuzione), ovvero avesse consentito l’acquisto di più beni e servizi, si sarebbe avuto un semplice “documento di legittimazione”, la cui cessione non sarebbe stata soggetta ad imposta e, conseguentemente, all’obbligo di fatturazione. In quel caso il buono carburante si sarebbe considerato come buono multiuso.

L’Agenzia ha, tuttavia, anche precisato che queste indicazioni, pur in linea con le norme della direttiva UE 2016/1065 (oggi recepita dal decreto legislativo n.141/2018), avrebbero trovato espressa applicazione per i soli buoni emessi successivamente al 31 dicembre 2018. Si sarebbero quindi potuti considerare ancora validi per i buoni emessi (e utilizzati) sino al 31 dicembre 2018, i chiarimenti ufficiali (ad esempio, quello della circolare ministeriale n.30/1974) che, senza distinzione, escludevano dall’applicazione dell’IVA l’emissione di tutti i buoni-acquisto.

7) Titoli estranei alla disciplina dei buoni-corrispettivo.

Come ricorda la Relazione ufficiale, i buoni-corrispettivo devono essere distinti dagli strumenti di pagamento che sono diversi dai buoni in quanto non includono il diritto di ricevere beni o servizi, ma hanno l’unica finalità di effettuare il pagamento. Restano inoltre estranei alla disciplina dei buoni-corrispettivo i titoli di trasporto, i biglietti di ingresso a cinema e musei, i francobolli ed i titoli similari a quelli citati; i buoni-sconto, strumenti che conferiscono al titolare il diritto a uno sconto all’atto dell’acquisto di beni o servizi.

8) I buoni monouso e quelli multiuso nel contesto del Welfare aziendale.

Nel settore del welfare aziendale, la norma (art.51, comma 3-bis, del TUIR) permette al datore di lavoro di erogare beni, prestazioni, opere e servizi ai lavoratori, per mezzo di vouchers o documenti di legittimazione, avvalendosi sia di “buoni monouso”, sia di “buoni multiuso”.

Il Decreto ministeriale 25 marzo 2016 prevede (art.6, comma 1) che i documenti di legittimazione “monouso” debbano “dare diritto ad un solo bene prestazione, opera o servizio, per l’intero valore nominale senza integrazioni a carico del titolare”; al contempo ammette il voucher “cumulativo” o “multiuso” (art.6, comma 2). Questo “può rappresentare anche una pluralità di beni, determinabili anche attraverso il rinvio, ad esempio, ad una elencazione contenuta su una piattaforma elettronica, che il dipendente può combinare a sua scelta nel “carrello della spesa”, per un valore non eccedente 258,23 euro, come indica la Circolare dell’Agenzia delle entrate n.28/E/2016 (par.2.5.1).

Nella disciplina del welfare aziendale, pertanto, le nozioni di “buono monouso” e di “buono multiuso” non appaiono perfettamente sovrapponibili a quelle delineate ai fini dell’IVA dal Decreto legislativo n.141/2018, e sopra illustrate.





Decreto legislativo 29 novembre 2018, n. 141, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 300 del 28 dicembre 2018Dlgs n.141.pdfDlgs n.141.pdf


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