Confindustria Vicenza
Luciano Vescovi: "Il Governo sta giocando d’azzardo sulla nostra pelle e ci sta isolando dal mondo"



Escludendo, per carità di patria, che si tratti di dolo, certe scelte sono evidentemente frutto di una mancata conoscenza di come funzionano le imprese, di come funziona l’economia, dell’impatto sociale che le aziende hanno sul territorio. Allora i membri del Governo, in particolare il Ministro dello Sviluppo economico ma anche quello delle Infrastrutture, vengano a confrontarsi con gli imprenditori, vengano in Veneto, qui a Vicenza, apriremmo loro le porte per fargli conoscere realtà e persone straordinarie che possono fargli toccare con mano di cosa ha bisogno un ecosistema industriale moderno per poter competere con i tedeschi, i francesi, gli americani, i cinesi.

Ma oggi, in questa Manovra e nel relativo dibattito politico in cui un giorno di dice una cosa e il giorno dopo il contrario: dov’è il tema della crescita? Dove sono gli investimenti? Un piano di politica economica e industriale di medio-lungo termine c’è? Quali sono le direzioni in cui il Governo vuole far sviluppare il Paese? O dobbiamo presumere che lo sviluppo sia dato una misura assistenziale come il reddito di cittadinanza che Svimez, l'associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, stima possa ricadere per ben il 30% proprio nel principale bacino elettorale del Ministro dello Sviluppo? O pensiamo che lo sviluppo sia Alitalia che dopo tre fallimenti potrebbe tornare nell’alveo del controllo statale?

A scanso di equivoci, a noi non interessano le bandiere, interessano i fatti, siamo stufi della politica dei tweet e degli annunci. E ad oggi vediamo: un’alternanza scuola lavoro depotenziata, un piano 4.0 tagliato non solo per quanto riguarda il superammortamento ma anche la formazione, un decreto dignità che ha reso rigido un mercato del lavoro che stava gradatamente inserendo molti giovani, uno sforamento del debito a fronte di spese correnti anziché di investimenti e di stime di crescita, ahimè, eccessivamente ottimistiche. Senza contare che il 22 ottobre speravamo di avere buone nuove sull’autonomia, invece, nonostante l’impegno che sentiamo di riconoscere al ministro Stefani, si è celebrato l’anno dal referendum plebiscitario e ancora stiamo aspettando che qualche ministro si convinca. Questi, ad oggi, sono i fatti

Qui il Governo sta giocando d’azzardo sulla nostra pelle e ci sta isolando dal mondo. Se sei un colosso come la Cina o gli States, forse per un po’ te lo puoi anche permettere, ma noi non siamo né l’una né gli altri. E il nostro ecosistema più importante, l’Europa, ce lo stiamo facendo nemico con una sfrontatezza che non ha nulla a che vedere con il farsi valere – cosa che sarebbe buona, giusta e necessaria –, ma che è buona solo per fare battutine per un post su Facebook.

Sul fronte istituzionale, poi, il Governo ha messo nero su bianco che con questa manovra vuole violare le regole europee e ha detto che l’ha fatto scientemente, mettendo in discussione impegni che l’Italia ha preso non tanto nei confronti della Merkel o di Macron, che hanno già gli affari loro da curare, ma che ha preso nei confronti del popolo europeo di cui l’Italia fa pienamente parte, quindi li ha presi anche nei confronti di tutti noi. E se dici esplicitamente che gli impegni che hai preso a livello internazionale non li rispetti e se tuoi importanti esponenti – presidenti di commissioni o ministri del Governo – un giorno sì e un giorno no fanno intuire che dell’Europa potremmo anche fare a meno, beh, c’è da stupirsi che gli investitori non si fidino più di noi? E non mi riferisco solo agli investitori istituzionali esteri e allo spread – che è il termometro che misura il grado della nostra malattia… non è la malattia, come qualcuno vuole far passare -, ma all’isolamento che questo modo di fare crea attorno al nostro Sistema Paese e quindi anche alle nostre aziende che vanno a proporsi all’estero.

Il risultato? Gli imprenditori mi chiamano per dirmi che per ora non hanno alcuna intenzione di investire nuove risorse né di assumere. Che aspetteranno di capire se ampliare gli stabilimenti in Italia, anzi, proprio a Vicenza, una terra a cui sono legatissimi e che è per loro la primissima scelta; o se farlo da qualche altra parte d’Europa. E a vedere il risultato dell’asta Btp, direi che non sono solo gli imprenditori che si stanno prendendo un momento di riflessione, ma gli italiani e le famiglie in primis.

Il fatto è che, per fortuna, non è ancora troppo tardi. Gli strumenti di Industria 4.0 si possono ripristinare, le infrastrutture si possono completare, fare deficit per investire, favorire la crescita e utilizzare le nuove risorse per il welfare si può ancora fare. E, infine, dimostrare atteggiamento senza preconcetti, ma di confronto franco e aperto con le aziende che per prime vogliono il bene del Paese si può fare anche subito.

Non vorremmo mai che questa manovra possa costituire un’ipoteca sul futuro prossimo nostro e dei nostri figli. Abbiamo superato una crisi pagando uno scotto altissimo, ora che ci stiamo riprendendo, non possiamo ricominciare con le dannose vecchie abitudini che ci hanno portato ad essere isolati in Europa.

Luciano Vescovi
Presidente Confindustria Vicenza








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