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Crescita italiana debole in un’economia mondiale meno solida. I dati di luglio del Centro Studi Confindustria.



Il PIL globale cresce a buoni ritmi, ma con segni di rallentamento in alcuni paesi e rischi al ribasso in aumento. Legati soprattutto ai dazi commerciali e all’eventuale escalation, oltre che ai rincari energetici e a tensioni finanziarie in alcuni emergenti.

La produzione industriale è cresciuta a maggio (+0,7%), recuperando in parte il calo di aprile (-1,3%); con l’ulteriore risalita stimata per giugno, nel trimestre l’attività risulterebbe stagnante. Ciò è coerente con la flessione della fiducia delle imprese manifatturiere e punta a un rallentamento del PIL nel 2° trimestre, in linea con lo scenario CSC di giugno. Per i mesi estivi, gli indicatori congiunturali convergono su giudizi non brillanti, preannunciando crescita ancora contenuta.

L’export italiano è diminuito anche in aprile-maggio (-0,8%), dopo il calo nel 1° trimestre (-2,4%). La flessione ha riguardato soprattutto le vendite extra-UE, che però sono risalite a giugno. Giù anche l’export tedesco (-1,1% a maggio) e francese (-3,0%). Agiscono da freno: stop degli scambi mondiali, crescita europea meno forte dello scorso anno, effetti dell’apprezzamento dell’euro nel 2017. La discesa del cambio nel 2° trimestre, viceversa, favorirà l’export; indicazioni positive vengono dagli ordini esteri manifatturieri (PMI risalito a 52,3 a giugno).

Per gli investimenti, deboli a inizio anno, è atteso un recupero, come indica l’aumento della produzione di beni strumentali in primavera. Per i consumi c'è il rischio di un indebolimento, legato a una possibile risalita del tasso di risparmio (7,6% del reddito nel 1° trimestre, ai minimi), ragionevole dati i timori su bilanci familiari e mercato del lavoro. La crescita dell’occupazione, d’altronde, ha un passo altalenante: dopo aver perso slancio tra fine 2017 e inizio 2018, ha accelerato in aprile-maggio (+0,9% sul 1° trimestre), ma scalerà di nuovo marcia in estate stando alle attese delle imprese meno favorevoli su occupazione e domanda.

Il rendimento del BTP decennale si è stabilizzato a luglio al 2,62%, con uno spread sul Bund fermo a 232 punti, ma di quasi 100 punti più alto rispetto ai valori dei primi 4 mesi. Anche le quotazioni di Borsa sono rimaste piatte a giugno-luglio, ma sui più bassi livelli toccati dopo il tonfo di maggio (-13%).

Dopo la frenata nel 1° trimestre (+0,4%), complice anche il maltempo e l’ondata di scioperi in Germania e Francia, l’Eurozona sembra aver ripreso un po’ di slancio. Gli indicatori qualitativi sono coerenti con il proseguire della crescita a ritmi poco più alti in primavera.

Il tasso di interesse a breve resterà a zero fino al termine del 2019, ma mancano solo 5 mesi alla fine degli acquisti di titoli (QE), che tengono a freno i tassi a lunga, abbassando il costo del credito e liberando risorse bancarie per i prestiti. L’offerta di credito potrebbe restringersi ancora. Già oggi i prestiti alle imprese italiane (+1,2% annuo) forniscono un sostegno debole all’attività.

Il mercato del lavoro USA rimane solido: a giugno gli occupati aumentano più delle attese (+213mila unità) e i salari salgono del +2,7% annuo. Ciò sostiene la domanda interna: le vendite al dettaglio registrano una crescita significativa. Ancora meglio gli ordini di beni di capitale (+6,8% annuo in aprile-maggio), che indicano stabile espansione degli investimenti.

Continua nel complesso la crescita, ai ritmi anticipati nello scenario di giugno, ma con un rimescolamento dovuto a spinte in direzioni opposte nei diversi paesi. Tra i BRIC, in Brasile si ha la frenata più brusca, in India l’accelerazione più marcata; maggiore stabilità per l’outlook di Cina e Russia.

Il prezzo del Brent è stabile a luglio (76 dollari), sui valori raggiunti a maggio al culmine del trend di rincaro partito a metà 2017 (+53% annuo). Che impatta su imprese e famiglie nei paesi importatori. In Italia l’inflazione è salita all’1,3% annuo a giugno (da un minimo di 0,5%), ma la misura core resta bassa (0,5%).

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