Confindustria Vicenza
Luciano Vescovi: "Siamo stufi di essere considerati, dallo Stato, un bancomat e non un valore per il paese" (foto)






Di fronte a oltre 1000 imprenditori, si è svolta, per la seconda volta nella splendida Basilica Palladiana, l'Assemblea generale di Confindustria Vicenza il cui titolo, “SOTTOSOPRA. Il mondo alla prova di nuovi equilibri e strane alleanze”, ha voluto sintetizzare la situazione geopolitica internazionale che è stata al centro dei lavori.

Ad inaugurare l'Assemblea, la relazione del presidente degli Industriali vicentini Luciano Vescovi (clicca qui per scaricare la versione integrale): " Abbiamo ritenuto che fosse utile e doveroso riprendere in mano la bussola per tornare a orientarci in mezzo a tante novità e a tanti possibili modi per interpretarle - ha detto il Presidente - in particolare per un’imprenditoria come la nostra, che affronta ogni giorno questo mondo così turbolento e che da sempre ha nei mercati esteri il suo punto forte.
Siamo
la terza provincia esportatrice d’Italia e la prima per export pro capite. Questa forza e questa caratteristica diventano oggi una vera e propria àncora di salvezza. A patto di capire tempestivamente quello che accade e di saperlo interpretare".

A partire da quanto succede in
Europa senza la quale, ha spiegato il Presidente: "Saremmo semplicemente gli stessi, ma più soli e più deboli. E con i problemi e i nodi irrisolti di sempre, ancora più difficili da risolvere.

Se vogliamo definire la nostra identità, in questo tempo in cui viviamo e siamo immersi come cittadini e come imprenditori, credo che non possiamo non dirci nel contempo veneti, italiani ed europei. Semplicemente perché queste tre identità le abbiamo tutte insieme dentro di noi. Ma proprio perché vogliamo sentirci europei e credere ancora nell’importanza e nella necessità di esserlo, dobbiamo fare di tutto per cambiare questa Europa. Cambiarla vuol dire anche “curarla” dalla malattia più grave che ha contratto, la burocratite".

Ma in attesa di questa Europa nuova e diversa, l’unico vero anello debole della catena europea torna a essere l’
Italia. "Siamo un paese che si porta dietro un’incongruenza non da poco - ha affermato Vescovi -, avendo la seconda manifattura d’Europa e il terzo debito pubblico del mondo.
Si parla di Europa a due velocità, ma un paese che è abituato da tanto a procedere a due velocità è proprio il nostro. Da una parte un’Italia allenata che corre nella competizione mondiale, raccoglie la sfida dell’innovazione digitale e investe in nuove infrastrutture, sia fisiche che immateriali. Dall’altra parte un’Italia col fiatone, che non riesce a valorizzare le sue immense bellezze e vive di sussidi pubblici.
È urgente puntare su quell’Italia che è in grado di intercettare la ripresa e di sopperire ancora una volta alla nostra condizione di instabilità politica. Per avere la crescita - vera, strutturale e duratura – bisogna lasciare che le imprese crescano. [...]Nessun paese sviluppato ha bisogno più dell’Italia di maturare un moderno sentimento favorevole all’impresa, una cultura della crescita che abbandoni una volta per tutte il paradosso per cui da un lato si chiede (giustamente) lavoro, occupazione, crescita e sviluppo, e dall’altro si guarda ancora alle imprese come a una specie di nemico o, nella migliore delle ipotesi, come a un fastidio".

"Troppo spesso - ha continuato Vescovi - assistiamo a verifiche ispettive che hanno il solo scopo di fare cassa, non di perseguire comportamenti illegittimi. Siamo stufi di essere considerati, dallo Stato, un bancomat e non un valore per il paese.

Ma Vescovi non ha dimenticato i due importanti e urgenti temi prettamente territoriali, quelli riguardanti la Banca Popolare di Vicenza e il referendum sull'autonomia.

Sul primo affermato: "Siamo arrivati a un punto conclusivo sul futuro della banca e dobbiamo, tutti e insieme, puntare a una nuova normalità e a un nuovo rapporto tra banca e impresa. Un percorso che dovrà essere progressivo e pianificato, ma che deve partire fin da oggi. Serve senso di responsabilità da parte di tutti. Un appello in questo senso lo voglio fare anche alla politica e al Parlamento chiamato a convertire il Decreto del governo".

Sul referendum del 22 ottobre in Veneto e Lombardia, Vescovi ha invece detto: "È un tema che tra gli imprenditori ha una certa presa.
In tutti i casi, non ci interessano confronti tra schieramenti, non ci interessa assistere a nuove divisioni e polemiche politiche. Ci interessa che sia messo sul tavolo un serio e generale confronto tra le Regioni", a cominciare, ha aggiunto, dai costi standard nella sanità.

Infine, Vescovi ha chiuso la relazione illustrando la situazione che si sta vivendo nel tessuto manifatturiero vicentino: "Oggi ci sono molte imprese che crescono e vanno molto bene. Dobbiamo fare attenzione, però, a non disperdere questo patrimonio e questa voglia di impresa, caratteristiche che ci hanno dato fin qui la capacità di reggere a tutte le difficoltà.
Non è poi un rischio così remoto, purtroppo. Vediamo tanti casi nei quali fondi stranieri arrivano per acquistare le nostre aziende. Non possiamo fare a meno di interrogarci tutti, su questo, per capire se in futuro avremo ancora la possibilità di esprimere una classe imprenditoriale. Di fatto nelle nuove generazioni oggi si respira con molta più difficoltà l’aria d’impresa. Le motivazioni del fare impresa sono molto meno forti che in passato. A causa dei tanti ostacoli che sono sempre stati messi sul cammino degli imprenditori. Ancor più di un ricambio generazionale, abbiamo bisogno di un ricambio motivazionale".







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