Confindustria Vicenza

Plastic Tax, De Tomi: "Un provvedimento che decimerebbe le aziende"

La risposta del presidente della Sezione Materie Plastiche e Gomma ai parlamentari veneti e la campagna nazionale per fare chiarezza sul tema.

VI29917 | Comunicazioni associative

In seguito all'appello del presidente della Sezione Materie Plastiche e Gomma di Confindustria Vicenza Luigi De Tomi, lanciato prontamente in seguito all'annuncio dell'introduzione della cosiddetta Plastic Tax, è arrivata la replica dei parlamentari veneti, raccolta da Il Giornale di Vicenza, alla quale ha fatto seguito il nuovo intervento di De Tomi.

“L’assurda macrotassa denominata plastic tax è stata confermata dal Governo che l’ha proposta sull’onda emotivo-elettorale del momento, figlia di un’ignoranza abissale sui materiali e sulla produzione e sul ciclo di vita delle plastiche oggi.

Dopo i numerosi gridi d’allarme lanciati dalle imprese sull’iniquità di una tassa del genere che decimerà le aziende, portando prezzi più alti per i consumatori e nessun impatto positivo per l’ambiente; finalmente è arrivato un segno di attenzione da parte di alcuni, purtroppo non tutti, parlamentari del territorio che hanno risposto al nostro appello (clicca qui per l’articolo del Giornale di Vicenza in cui i parlamentari rispondono sul tema, ndr).

È presto per dire se ci sarà un’effettiva ed efficace azione parlamentare, l’unica vera speranza di cambiamento visto che da parte del Governo c’è la sola volontà di far cassa (si pensi che servono altri 400 milioni per Alitalia), ma finalmente vediamo un segnale di attenzione - ha affermato il presidente Luigi De Tomi -.

Speriamo che questo porti ad un dialogo tra i decisori politici e i rappresentanti delle imprese e dei lavoratori, dialogo che sarebbe dovuto avvenire ben prima di mettere la tassa in manovra, ma che noi siamo assolutamente aperti nell’iniziare adesso, con urgenza per salvaguardare quella che è una parte sanissima ed eccellente della produzione Made in Italy.

Sono tantissime le aziende vicentine e venete che realizzano prodotti o imballaggi con plastiche la cui produzione impatta infinitamente meno sull’ambiente rispetto al corrispettivo in altri materiali celebrati come “green” sulle basi di semplici luoghi comuni.

Bisogna smettere di fare propaganda e instillare una paura irragionevole su un prodotto che ha dato via alla modernità e senza il quale migliaia di servizi e prodotti che oggi sono nella disponibilità di tutti, sarebbero invece solo nelle mani dei ricchi oppure costerebbero all’ambiente molto più di quel che consuma la plastica la quale, giusto per ricordarlo ai distratti, è un materiale che si ricicla se le istituzioni e i responsabili dello smaltimento e trattamento dei rifiuti volessero confrontarsi con la filiera.

È evidente che c’è necessità di un ampliamento della conoscenza e della cultura sul ciclo di vita delle plastiche e noi, ribadiamo, siamo apertissimi ad un confronto con chi vuole affrontare i problemi”.

A questo proposito la Sezione Materie Plastiche e Gomma di Confindustria Vicenza, ha rilanciato sul territorio – con una pagina sul Giornale di Vicenza - la campagna nazionale di sensibilizzazione sulla plastic tax:



EFFETTI E CONSEGUENZE DELLA “PLASTIC TAX”
Il mondo delle imprese esprime forte contrarietà in merito all’introduzione di una tassa sugli imballaggi in plastica.

 

UNA TASSA CONTRO L’AMBIENTE

La misura non ha finalità ambientali, penalizza i prodotti e non i comportamenti, e rappresenta unicamente un’imposizione diretta a recuperare risorse ponendo ingenti costi a carico di consumatori, lavoratori e imprese. Siamo fermamente convinti che uno dei principali driver su cui puntare per realizzare un vero sviluppo sostenibile sia il completamento della transizione verso il modello economico circolare e non i divieti o la tassazione di materiali.

I rifiuti costituiscono una enorme riserva di risorse che, se opportunamente gestita e valorizzata, può garantire un approvvigiona-mento sostenibile e continuo negli anni di materiali ed energia. L’industria italiana ha investito da tempo nell’economia circolare guadagnandosi la leadership europea, attraverso:

  • minor utilizzo delle materie prime;
  • maggiore efficienza nei processi produttivi;
  • meno rifiuti e una positiva percezione da parte del mercato e dei consumatori.


 

UNA TASSA CONTRO IL LAVORO E LA RICERCA

La plastic tax andrebbe a punire un’industria che sta facendo grandi sforzi nella direzione della sostenibilità drenando peraltro importanti risorse per investimenti per innovazioni. Dal punto di vista tecnologico, il settore ha già investito e continua a investire e oggi è la seconda industria in Europa, con rilevanti implicazioni occupazionali. In particolare, il settore vede la presenza di tremila aziende, con oltre 50.000 lavoratori contando sia i trasformatori che le aziende di seconda lavorazione.

Il fatturato sviluppato nel 2018 è prossimo ai 12 miliardi di Euro, in crescita del +1,2% rispetto all’anno precedente. Sotto il profilo dei volumi, il 2018 ha registrato un andamento piatto, pari a 3,11 milio-ni di tonnellate, determinato dalla flessione dell’impiego di poli-meri vergini bilanciata da un incremento dell’impiego di riciclati (aggregato pre- e post-consumo), che hanno vissuto una crescita di oltre il +6% rispetto all’anno precedente.

 

UNA TASSA CONTRO UN MATERIALE INSOSTITUIBILE

Al momento, peraltro, la plastica non è comunque sostituibile in numerosi mercati e prodotti, confermandosi la migliore soluzione per l‘ambiente. Più in dettaglio, la plastic tax colpirebbe un materiale ritenendo che la riduzione della messa in consumo possa contribuire a risolvere le difficoltà connesse alla corretta gestione del fine vita, senza comprendere che tali difficoltà continueranno a permanere finché non si affronteranno le condizioni di contorno, legate a un quadro di riferimento normativo/autorizzativo e di dotazione impiantistica assolutamente insufficiente per un Paese che ha l’ambizione di restare leader in Europa nell’economia circolare. La misura rischia di compromettere anche il sistema dei consorzi per la gestione e il riciclo degli imballaggi, che da più di vent’anni ha consentito al nostro Paese di essere leader nell’economia circolare e di raggiungere tutti gli obiettivi europei per il riciclo.

 

UNA TASSA CONTRO I COMUNI E LA COLLETTIVITÀ

Le imprese del settore già oggi pagano il contributo ambientale CONAI per la raccolta e il riciclo degli imballaggi in plastica per un ammontare di 450 milioni di euro all’anno, dei quali 350 vengono versati ai Comuni per garantire la raccolta differenziata.

Peraltro già sussiste una modulazione di contributo sulla qualità del materiale messo in commercio: maggiore è la riciclabilità e la qualità del materiale che finisce nella raccolta urbana, minore sarà il contributo richiesto alle imprese per garantire la corretta gestione del fine vita. La plastic tax rischia di mettere in crisi l’intero settore della produzione.

Sul punto basta considerare il fatto che oggi 1 Kg di plastica (come materiale in input dei processi produttivi) ha un costo medio di 0,90 Euro, al quale va aggiunto il valore medio in € del CAC (con-tributo ambientale CONAI) al Kg pari 0,33, per un totale di 1,2 euro al Kg. A questo ammontare andrebbe sommata la plastic tax del valore di 1 Euro al Kg che farebbe lievitare del doppio il costo (2,20 euro al Kg), il tutto da maggiorare di IVA. In altri termini, la tassazione determinerebbe un aumento del 110 per cento del costo per l’intera filiera della plastica.

 

UNA TASSA CONTRO LE FAMIGLIE

Ma gli effetti negativi dell’imposta si determinerebbero, altresì, anche per il settore chimico, per i costruttori di macchine attrezzature e stampi e per i settori industriali utilizzatori di imballaggi, pensiamo a tutto il comparto alimentare e delle bevande, della cosmetica e dell’igiene per fare un esempio. La tassa determinerebbe infatti un aumento medio pari al 10% del prezzo di prodotti di larghissimo consumo contribuendo a indebolire ulteriormente la domanda interna con evidenti ripercussioni negative per tutti i settori indicati. In alcuni casi, come quello delle acque minerali, l’aumento può arrivare fino al 50-60% del prezzo al consumo sui primi prezzi, a causa del basso valore aggiunto del prodotto. L’impatto sulla spesa delle famiglie è stimabile in circa 110 euro annui. A legislazione vigente, le imposte indirette (IVA e accise) già gravano in misura maggiore sulle famiglie a più basso reddito (18% del reddito disponibile, contro il 12% delle famiglie più ricche); l’introduzione della plastic tax andrebbe quindi a peggio-rare ulteriormente tale incidenza.

 

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